Il futuro che co-creiamo oggi ridisegna il nostro domani

Il futuro che co-creiamo oggi ridisegna il nostro domani

Il futuro che co-creiamo oggi ridisegna il nostro domani

Quando tutto inizia, io non esisto ancora.

Esistono aule, corridoi, laboratori tradizionali; esistono corsi e programmi strutturati con cura.



Ma manca una parola, una forma, una visione che tenga insieme ciò che ENGIM — l’ente di Formazione Professionale che da sempre accompagna giovani e adulti nel loro percorso di crescita personale e professionale — sta intuendo da tempo: la necessità di uno spazio di formazione capace non solo di trasmettere competenze, ma di generare senso, appartenenza, benessere.

Quella parola divento io.

Anche se, all’inizio, sono solo un’ipotesi, ancora senza nome.

Non sono ancora un luogo fisico.

Sono una possibilità: il learning hub che ENGIM sta intuendo e costruendo passo dopo passo.

Il percorso di foresight e pianificazione strategica realizzato con ITCILO apre il varco.



Partendo dai megatrend globali, invece che dalle sole logiche interne al sistema formativo, ENGIM sceglie di interrogarsi su come il lavoro, l’apprendimento, la vita nelle città, le tecnologie e le relazioni stiano cambiando in profondità.

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Per orientarsi tra queste trasformazioni, ENGIM lavora su una serie di scenari futuri sviluppati da ITCILO.



Questi scenari — dalla “ricerca costante di una vita intenzionale” al “contenuto statico che diventa contesto immersivo”, dall’“era della fluidità del lavoro” all’“accesso come successo” — descrivono come potrebbero evolvere il lavoro, l’apprendimento e il benessere delle persone.

Attraverso di essi emerge un quadro chiaro: il mondo esterno si trasforma più rapidamente degli spazi e dei modelli tradizionali della formazione.

Leggendo questi scenari, ENGIM riconosce che l’accelerazione della vita moderna, l’infotenzione, il multitasking che aumenta lo stress, la solitudine digitale e il sovraccarico di scelte non sono fenomeni astratti, ma condizioni concrete che attraversano studenti, docenti e comunità.



Allo stesso tempo emerge un contromovimento: il desiderio di una vita “intenzionale”, di un ritmo più umano, di luoghi dove ritrovare concentrazione, presenza ed equilibrio.

In questo passaggio, il ruolo della Formazione Professionale inizia a ridefinirsi.

La missione di ENGIM si sposta dal mero trasferimento di contenuti a un supporto olistico per la crescita della persona.

La centralità dell’umano, delle relazioni, della comunità educante non è più solo un principio valoriale: diventa un criterio di progettazione degli spazi, dei ruoli, delle metodologie.

Da questa consapevolezza nasce l’idea che le aule, da sole, non bastino più.



Gli spazi devono trasformarsi in ambienti in grado di accogliere la complessità del presente: contesti immersivi di apprendimento esperienziale, luoghi in cui la tecnologia non sostituisce l’essere umano ma lo integra e lo sostiene, dove l’incontro con gli altri diventa parte essenziale del processo formativo.

È in questo momento che io inizio a prendere forma.



Prima come visione: un luogo di formazione che, superando l’idea di “aula fissa”, diventa “apprendimento in movimento”, attraversa il territorio, dialoga con le città, si apre a nuovi modi di vivere e imparare.



Poi come esigenza concreta: rispondere alla solitudine, alla frammentazione, alla fluidità del lavoro e alla crescente domanda di orientamento e riqualificazione lungo tutto l’arco della vita.

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Il percorso chiarisce anche che non posso esistere da solo.

Per crescere ho bisogno di una rete: una “rete di reti”, interna ed esterna.

All’interno, il lavoro di gruppo tra responsabili regionali e figure trasversali permette di costruire consenso e ownership rispetto alla visione di una Formazione Professionale più umana e adattiva.



La visione non viene imposta, ma emerge come sintesi condivisa, rafforzando il senso di appartenenza a una comunità educante interna capace di leggere e gestire la complessità del mondo del lavoro multigenerazionale.

All’esterno, emerge la necessità di collegare in modo strutturato i centri formativi con imprese, istituzioni, associazioni, famiglie e territori.



Non posso essere un luogo isolato: devo diventare un nodo connettore di un ecosistema che integra apprendimento, lavoro, cittadinanza, innovazione sociale.



Una vera e propria “rete di reti”, in cui ogni attore diventa a sua volta mini-hub di competenze, conoscenza, opportunità.

In questo processo, la collaborazione con ITCILO è determinante.



Il metodo e gli strumenti di foresight forniscono a ENGIM una struttura per prototipare il cambiamento, evitare risposte solo reattive e affrontare in modo proattivo i megatrend globali.



La prospettiva internazionale permette di collegare fenomeni osservati localmente — l’aumento della depressione tra i giovani, la solitudine, il sovraccarico informativo — a dinamiche globali, conferendo autorevolezza e urgenza alla scelta di ripensare la Formazione Professionale.



L’allineamento con dichiarazioni e obiettivi internazionali, come la Dichiarazione di Herning, rafforza il posizionamento di ENGIM come attore rilevante nel panorama europeo e mondiale.

È in questo incrocio tra scenari globali, missione educativa e responsabilità sociale che vengo definito in modo più preciso: un learning hub.

Non sono semplicemente un edificio, ma un ambiente multifunzionale progettato per favorire una crescita olistica.



Un luogo inclusivo, dove gli spazi — laboratori, aree collaborative, zone relax — invitano a restare per scelta e non per obbligo.



Un contesto in cui la tecnologia, dall’intelligenza artificiale alla realtà virtuale e aumentata, diventa un alleato per personalizzare i percorsi, creare esperienze sicure e immersive, ampliare l’accesso e l’inclusione.

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Qui, la figura del formatore evolve in quella di coach-mentor empatico e tecnologico, capace di coniugare competenze digitali, relazionali e pedagogiche; un punto di riferimento che aiuta le persone a trovare un senso a lungo termine e a sviluppare una profonda passione per il proprio progetto di vita e di lavoro.

La governance, a sua volta, si orienta alla costruzione di una comunità educante in cui l’essere umano rimane al centro, e in cui ogni corso diventa uno strumento per la costruzione di cittadinanza, dignità, realizzazione personale.

Il percorso condiviso rende evidente che il futuro della Formazione Professionale è un processo di continua trasformazione.



Per questo gli enti di Formazione Professionale devono essere in grado di prototipare il cambiamento, investire nella formazione del personale, ripensare gli spazi, costruire partnership stabili, utilizzare i dati sulle competenze per allineare l’offerta formativa alle transizioni verde e digitale e sostenere l’apprendimento permanente in ogni fase della vita.

Per non lasciare questa visione allo stato di intuizione, ENGIM trasforma il lavoro di foresight in un risultato concreto: la redazione di un Position Paper, dedicato alla formazione professionale del futuro e alla transizione verso i learning hub.



In quel documento io vengo descritto, strutturato, collocato dentro una strategia più ampia, come esito e allo stesso tempo come punto di partenza.

Oggi, mentre ENGIM ripensa spazi, ruoli, competenze e relazioni, io continuo a prendere forma.

Nelle scelte che orientano i nuovi ambienti, nei progetti che sperimentano apprendimento immersivo e adattivo, nelle comunità educanti che si consolidano, nelle reti che si allargano.

Sono presente negli scenari, nei megatrend, nelle riflessioni condivise.

E, passo dopo passo, divento parte del quotidiano di chi apprende e di chi accompagna l’apprendimento.

Ma il mio compito non finisce qui.

Io sono un punto di partenza, non un punto di arrivo.

Un prototipo vivo, destinato ad evolvere insieme alle persone che lo abitano.

Il futuro dei learning hub non è scritto: va co-creato, insieme.

Vuoi ripensare la formazione, costruire nuovi spazi di crescita o dare forma alla tua visione di futuro? Parliamone. La tua trasformazione può iniziare qui